Una buona capitale
Musici, cantatrici, virtuosi e virtuose, cantanti impegnati nei teatri operistici di tutt’Italia e tutt’Europa, dalle grandi città e dalle sperdute località di nascita fino a Vienna e Londra, in Germania e negli altri paesi dell’Europa centrale: erano quasi sempre italiani, e bolognesi in buona proporzione. Ma allora, nel Sei e nel Settecento, questi artisti di canto d’origine bolognese potevano anche essere dei sacerdoti, e oltre che sui palcoscenici spesso lavoravano nelle cappelle aristocratiche, principesche, regie nonché imperiali (imperiale era solo quella di Vienna, prima di quella di S. Pietroburgo e della Parigi napoleonica), se non per altro perché avevano studiato nelle chiese cittadine con maestri di cappella e organisti.
Per esempio alla scuola di Giacomo Predieri senior, attiva nella seconda metà del Seicento e insediata nel Seminario dei Putti orfani di S. Bartolomeo, si formarono il soprano Francesco Fagnani (sacerdote), il tenore Ludovico Aureli che cantava solo musica da chiesa e piacque molto a Vienna, il basso Pietro Antonio Fontana che fu prima cantore in S. Petronio e poi, allargandosi dall’Italia all’Europa, si tenne in equilibrio fra l’opera, specie quella comica, e la musica sacra. Molti sacerdoti con voce di tenore sortirono dalla scuola di Agostino Filippucci, che forse era proprio specializzata in questo tipo di canto non profano.
Bologna fu il centro d’irradiazione della professione e della scuola di Francesco Antonio Pistocchi (1659–1726), che era nato a Palermo ma era giunto in città a pochi anni di vita, fu soprano e contralto in S. Petronio e fra le tante cariche ebbe quelle di virtuoso di camera e cappella di Ferdinando di Toscana, di cappellano onorario dell’elettore Palatino Giovanni Guglielmo, di principe dell’Accademia Filarmonica: fra gli allievi, si ricordi almeno Antonio Pasi che, già allievo di Fontana e di Predieri, viaggiò per tutto il continente dividendosi fra il canto teatrale e il canto sacro. Allievo di Pistocchi, anch’egli decorato con titoli e onori un po’ dovunque, fu il bolognese Antonio Maria Bernacchi (1685–1756), che dopo aver cantato in tutto il continente facendosi esperto di ogni stile di canto, insegnò per una trentina d’anni in una non meglio identificata sede di via Riva di Reno: fra gli allievi, ecco il tedesco Anton Raaf che avrebbe aperto una scuola a Monaco e il marchigiano Giambattista Mancini, allievo anche di padre Martini che a Vienna avrebbe a lungo insegnato canto, presso la corte, e nel 1774 pubblicato le Riflessioni pratiche sul canto figurato (la seconda edizione uscì tre anni dopo a Milano).







