Filarmonici
Dal 1666, l’anno della fondazione, al 1800, un corposo sessantasette per cento degli aggregati all’Accademia Filarmonica fu d’origine bolognese, mentre gli aggregati del restante trentatré per cento provenivano da una settantina di città italiane e un’abbondante decina di paesi stranieri come l’Austria, il Belgio, la Cecoslovacchia, la Polonia, la Francia, la Germania, il Portogallo, la Russia, la Spagna, la Svezia e la Svizzera (non l’Inghilterra, dunque, e al fenomeno non sarà mancata una sua ragione).
Con un caso del primo Settecento (dovuto nel 1706 a Rinaldo Bulmani, suonatore domiciliato ad Anspach) e qualche caso ulteriore dei primi anni dell’Ottocento, senz’alcun caso negli anni roventi e oltraggiosi della Rivoluzione, la maggior parte dei filarmonici casi spetta agli anni Sessanta, Settanta e Ottanta del Settecento, quelli durante i quali vigeva anche il tanto attraente magistero martiniano. Ad aggregarsi erano suonatori in genere, meglio definiti strumentisti di violino o di clavicembalo e cantanti, dunque musicisti non direttamente versati o impegnati nella musica sacra.
Per i compositori, invece, era prevista una prova d’esame incentrata sulla padronanza del contrappunto e consistente, secondo gli statuti del 1721, in una composizione per 4–5-8 voci a cappella, secondo le leggi martiniane del 1773 in ben tre lavori, un’antifona a 4–5 voci su canto fermo, una fuga a 4–5 voci, una composizione concertante a 4–5 voci o a voce sola con strumenti: André Grétry di Liegi elaborò le due antifone a 4 voci in Re magg. Haec est virgo sapiens e Euge serve bone (1765), la viennese Marianna Martínez il salmo in Mi bemolle maggiore a 4 voci e strumenti Come le limpide onde (1770; l’associatura onoraria consentiva che il lavoro fosse effettuato a casa, nella fattispecie a Vienna), Wolfgang Amadeus Mozart di Salisburgo con l’antifona in Re minore a 4 voci Quaerite primum (1770), Josef Mysliveček di Praga l’antifona in Sol maggiore a 4 voci Veni sponsa Christi (1771), il tedesco Joseph Heiberger l’antifona in Sol maggiore a 5 voci Domine labia mea e una fuga in Re maggiore a 8 voci (1773), Etienne-Joseph Floquet di Aix-en Provence l’antifona in Sol maggiore a 5 voci Cantabo Domino e il versetto in Do minore per tenore, strumenti e continuo Crucifixus (1777), il francese Jean-François Chambrier il versetto in Do maggiore a 4 voci e continuo Laudamus te, Evstignej Ipatovič Fomin di S. Pietroburgo l’antifona in Re maggiore a 5 voci Johannes et Paulus e una fuga in Re maggiore a 5 voci.
Vennero, costoro, e studiarono, si misurarono e adattarono alla scuola, si cimentarono sulle semplici linee delle antifone e sulle solide quadrature delle fughe, e finalmente si guadagnarono le ambite e sospirate soddisfazioni; e quando tornarono in patria, oltre che fregiarsi dell’onorevole titolo di Accademico Filarmonico di Bologna, in una maniera o nell’altra si applicarono a diffondere gli elementi di una tecnica a volta appresa, sempre verificata nell’alveo della versione bolognese della tradizionale musica sacra italiana. Peraltro padre Martini scrisse e pubblicò l’Esemplare o sia Saggio fondamentale pratico di contrappunto (1774–1775) intendendolo come un manuale da usarsi nella preparazione degli esami d’ammissione: e nella dedica della prima parte affermò che l’opera gli era stata ordinata dal cardinal Vincenzo Malvezzi protettore dell’Accademia.







