even Mozart had a teacher





Un sito dedicato a un grande della musica europea e alla recente riscoperta della sua opera

Dalla Germania

Ma era soprattutto dalla Germania che molti giovani talenti usavano venire a fortificarsi con la dottrina di padre : Georg Noëlli, ebreo d’origine portoghese allievo di per sei anni ma allievo anche di Geminiani e Hasse, concertista celebre ovunque a suonare il pantaleon (un bizzarro strumento a molte corde percosse della famiglia del salterio); Ferdinand Fränzl, violinista dalla carriera internazionale e compositore (ma non in ambito sacro); Franz Paul Grua, di origini italiane, nativo di Mannheim e poi maestro di cappella a Monaco; , l’ultimo figlio maschio del sommo Johann Sebastian, sceso in Italia nemmeno ventenne e allievo di padre nel 1756, convertito al Cattolicesimo l’anno dopo e subito immesso negli opulenti ranghi della musica sacra più italiana possibile (ma non a discapito di tutti gli altri).

In tanta varietà, spiccano quattro musicisti provenienti il primo da Mannheim (la sede dell’orchestra più corposa e famosa del tempo) e gli altri da Dresda, nati tra la fine degli anni Trenta e gli anni Quaranta, spediti a Bologna dalla lungimiranza dei rispettivi principi elettori con tanto di borsa di studio, e poi molto attivi sul versante sacro secondo l’insegnamento ricevuto: Johannes Ritschel, violinista figlio di un organista che era figlio di un contrabbassista, sostituto e vice-maestro di cappella a Mannheim, autore di un oratorio e parecchia musica sacra (non d’altro), scomparso a poco più di ventisei anni; Joseph Schuster, sceso in Italia tre volte, attivo tanto nel profano dell’opera quanto nel religioso dell’oratorio e nel sacro della messa, del vespro, del salmo; Johann Gottlieb Naumann, anche lui italiano in tre viaggi, allievo anche di Tartini, presente anche in Svezia e Danimarca nonché a Berlino, compositore classico ma sensibile al vento dello Sturm und Drang, artefice di musiche d’ogni sorta, di salmi tedeschi come di messe pastorali (la raccolta martiniana di libretti custodita presso il Civico Museo Bibliografico Musicale comprende anche Il Giuseppe riconosciuto di Naumann Giovanni Amadeo, oratorio da cantarsi nella Cappella Elettorale il Sabato Santo 1777, a Dresda, con il testo metastasiano originale e tradotto in tedesco); Franz Seydelmann, autore di qualche melodramma e soprattutto di circa 36 messe, 32 antifone, 15 vespri, 37 offertori, 40 salmi e così via.

Oltre che compositori Schuster, Naumann e Seydelmann furono dei solerti organizzatori e degli stimati maestri di cappella, insomma agirono da potenti arbitri della vita musicale di Dresda, svolgendo e diffondendo con impegno e onore gli ammaestramenti bolognesi. In particolare valga pure l’esempio di Naumann, che col venerato maestro intrattenne un interessante rapporto epistolare: fra l’altro gli chiedeva di mandargli le Litaniae atque antiphonae finales B. Virginis Mariae, altre musiche sue che sempre lo avrebbero aiutato nel servizio di quella real cappella, e altre ancora di (un De profundis), maestro e del maestro; ed ebbe anche modo di scrivergli che in Germania si aspettava il secondo tomo della sua Storia della musica come gli Ebrei aspettavano il Messia.

Ma un ultimo caso tedesco merita forse ancora di più: quello dell’abate Georg Joseph Vogler, anche lui mandato in Italia dalla munificenza dell’Elettore di Mannheim, allievo a Padova di padre Vallotti e a Bologna di padre , certo versato in tutti i generi della composizione (messe variamente nominate, tre Requiem e altrettanti Miserere), ma attivo anche come organista e organologo, teorico e storico della musica, fondatore di scuole e insegnante, concertista di fama presente in tutt’ e instancabile animatore della vita culturale tedesca e straniera. Non si dichiarò proprio soddisfatto degli insegnamenti italiani, Vogler, che fra l’altro tendeva a un virtuosismo esecutivo di concezione già quasi diabolicamente romantica, e se fu maestro di Carl Maria von Weber e di Giacomo Meyerbeer fu poi considerato un predecessore addirittura del funambolismo di Paganini e di Liszt (allievo com’era stato di Tartini); ma alcuni altri settori della sua proteiforme attività, in particolare la grande quantità di scritti teorici, non possono non aver risentito dell’impronta martiniana, così come, del resto, il noto impulso da lui dato alla coeva rinascita palestriniana.

Due i casi austriaci, infine, e relativi a due coetanei alquanto diversi di genio e fortuna: Anton Teyber, organista e compositore figlio di un violinista, compositore di corte a Vienna, autore di molta musica strumentale e sacra (fra l’altro undici messe); e Wolfgang Amadeus , il divino che dei tre mesi passati a Bologna con padre fece tesoro come degli altri influssi felicemente subiti a Parigi e Londra, a Mannheim e Vienna, a Milano e Venezia, per erigere un monumento d’arte fra i più alti della storia della musica, e accanto alla cosiddetta condotta sonatistica, all’opera in lingua tedesca, alla forma-sonata e alla sinfonia concertante, all’Illuminismo e alla Massoneria in musica seppe collocare sia il frondoso italiano che il rigoroso contrappunto barocco, rinascimentale, fiammingo appreso alla fertile scuola martiniana.