Nella seconda metà del secolo, a Bologna visse oltre vent’anni e morì Carlo Broschi detto Farinelli (1705–1782), pugliese educato a Napoli, soprano maschile applaudito sulle principali piazze d’Europa e specialmente a Londra e Madrid, un mito fra i più saldi luminosi del belcanto classico. Accademico filarmonico nel 1730, amico di padre Martini, sempre benvoluto dai bolognesi per la mitezza del carattere oltre che ammirato per la grandezza dell’arte e la qualità della cultura, durante la lunga carriera il Farinelli cantò quasi esclusivamente musiche teatrali. Al di là del repertorio, nella sua biblioteca bolognese comparivano numerosissime partiture operistiche, i quindi preziosissimi volumi manoscritti delle sonate di Scarlatti, quindi alcuni oratori, gli Stabat Mater di Domenico Scarlatti e Giambattista Pergolesi (con quello di tal Marchese di Ligneville), un Salve Regina e altra musica chiesastica ancora di Scarlatti.
Erano libri ereditati da Maria Barbara di Portogallo, regina di Spagna e allieva di Scarlatti stesso, che danno una pur piccola idea degli scambi librari allora in uso (un’idea maggiore, nondimeno, la dà senza dubbio la biblioteca di padre Martini), e soprattutto lasciano intravvedere nel musico celeberrimo domiciliato a Bologna, visitato e onorato da tanti viaggiatori provenienti da ogni dove, amico fra gli altri di Metastasio e Gluck, una specie di incrocio di rapporti musicali, artistici, culturali, semplicemente librari e non senza qualche piccolo spunto di genere sacro.
Nelle conversazioni dotte e brillanti di casa Broschi, cui interveniva talora anche padre Martini, nessun genere, nessun centro, nessun tema musicale sarà stato negletto.