even Mozart had a teacher





Un sito dedicato a un grande della musica europea e alla recente riscoperta della sua opera

Le savant anachorèthe

Il sapiente anacoreta secondo il principe e musicografo russo Aleksandr Beloselsky, il padre di tutti i maestri secondo il compositore tedesco Carl Ditters von Dittersdorf, addirittura il “Dio della musica” secondo i suoi numerosissimi, eterogenei e invero un po’ baroccheggianti allievi: tre definizioni che danno una giusta idea della considerazione, della venerazione goduta all’epoca sua dal francescano padre Giambattista (Bologna, 1706–1784), maestro di cappella in S. Francesco, accademico e definitore perpetuo dell’ (fino all’81), accademico dell’Arcadia di Roma, perfettamente informato delle vicende musicali europee e collegato con le principali corti del continente, bibliofilo in possesso di tesori unici e invidiabili secondo un dotto corrispondente come Girolamo Chiti, musicista in tutti i sensi e a tutti gli effetti ma in particolare insegnante provetto, universalmente ricercato e assai umilmente compensato da lontano con preziose spedizioni di libri per lui irraggiungibili e da vicino con più spicce forniture di tabacco e cioccolata. Secondo l’elenco di Brofsky, accurato ma certo inferiore a una realtà ormai remota e sfuggente, sono oltre cento gli allievi saggiati e preparati in quasi mezzo secolo di attività didattica, sessantanove quelli coltivati per qualche tempo e trentacinque quelli tramandati come tali anche se a volte un po’ nebulosamente: come stranieri, si contano quattordici nomi fra i primi e sette fra i secondi.

Nella provvida nonché economica Bologna di padre scesero dalla Germania o dall’Austria Franz Paul Grua, Johannes Ritschel, , Wolfgang Amadeus Mozart, Johann Gottlieb Naumann, Ludwig Pitscher, Joseph Schuster, Anton Teyber, Ferdinand Fränzl, Georg Noëlli, Franz Seydelmann, l’abate Georg Joseph Vogel; dalla Francia Etienne-Joseph Floquet e Charles Broche; dal Belgio André Grétry; dalla Spagna José Durán, Giuseppe Melé e Francesco Parent; dalla Danimarca Johann Darbes; dalla Boemia Josef Mysliveček e dalla Russia Maxim Beresovsky. E scendevano a imparare o meglio ad approfondire l’ardua scienza del contrappunto, giacché il maestro era convinto che per il musicista il contrappunto valesse quanto il disegno per il pittore, ma anche ad apprendere la più modesta e risolutiva “arte d’uscire da qualunque angustia, o aridità” compositiva, come Nicolò Jommelli avrebbe dichiarato e il suo biografo Saverio Mattei lasciato per iscritto, nonostante fosse chiaro ai più che nel sommo maestro alla grande padronanza tecnica non si associassero altrettanta fantasia e creatività. E forse per questo non furono pochi coloro che approfittarono del viaggio in Italia per studiare anche altrove, a Napoli, Roma e Venezia; ma a dir la verità non furono pochi nemmeno quelli che tornarono sui loro passi, ancora e ancora visitando la bella città, l’affettuoso maestro e la sua scuola solida come una roccia.