Molta Vienna, forse troppa Vienna: in quegli anni, tuttavia, secondo Mancini le scuole italiane erano in decadenza, né faceva eccezione la gloria bolognese; e del resto alle porte della civiltà e della cultura bussavano ormai la Rivoluzione Francese e il Romanticismo (fenomeni entrambi ostili o poco sensibili verso l’arte e la musica sacra).
Ma era soprattutto dalla Germania che molti giovani talenti usavano venire a fortificarsi con la dottrina di padre Martini: Georg Noëlli, ebreo d’origine portoghese allievo di Martini per sei anni ma allievo anche di Geminiani e Hasse, concertista celebre ovunque a suonare il pantaleon (un bizzarro strumento a molte corde percosse della famiglia del salterio); Ferdinand Fränzl, violinista dalla carriera internazionale e compositore (ma non in ambito sacro); Franz Paul Grua, di origini italiane, nativo di Mannheim e poi maestro di cappella a Monaco; Johann Christian Bach, l’ultimo figlio maschio del sommo Johann Sebastian, sceso in Italia nemmeno ventenne e allievo di padre Martini nel 1756, convertito al Cattolicesimo l’anno dopo e subito immesso negli opulenti ranghi della musica sacra più italiana possibile (ma non a discapito di tutti gli altri).
Nella seconda metà del secolo, a Bologna visse oltre vent’anni e morì Carlo Broschi detto Farinelli (1705–1782), pugliese educato a Napoli, soprano maschile applaudito sulle principali piazze d’Europa e specialmente a Londra e Madrid, un mito fra i più saldi luminosi del belcanto classico. Accademico filarmonico nel 1730, amico di padre Martini, sempre benvoluto dai bolognesi per la mitezza del carattere oltre che ammirato per la grandezza dell’arte e la qualità della cultura, durante la lunga carriera il Farinelli cantò quasi esclusivamente musiche teatrali. Al di là del repertorio, nella sua biblioteca bolognese comparivano numerosissime partiture operistiche, i quindi preziosissimi volumi manoscritti delle sonate di Scarlatti, quindi alcuni oratori, gli Stabat Mater di Domenico Scarlatti e Giambattista Pergolesi (con quello di tal Marchese di Ligneville), un Salve Regina e altra musica chiesastica ancora di Scarlatti.