even Mozart had a teacher





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Maestro di cappella

Così armato e corazzato, Giambattista fece di tutto, come si vedrà; ma intanto doveva assolvere al suo incarico ufficiale di maestro di cappella in S. Francesco. Il chierico cominciò a lavorare nella cappella “assistendo e sostituendo, sebben giovanetto sedicenne, or l’organista ed ora il maestro”. 1

Come s’è detto nel ’25 divenne maestro, con un emolumento fissato subito ed erogato però solo dal giugno del ’29, e con questa clausola forse abbastanza significativa: “che il medesimo p. frà Gio. Battista sia obbligato pagare di sue elemosine, e non più a spese del convento, le copiature che sogliono occorrere in occasione di celebrare le feste”. Le elemosine potevano essere le offerte, le piccole somme ricevute per qualche servigio extra-conventuale teoricamente gratuito come un’esecuzione al cembalo in qualche dimora privata, un pezzo di musica composto su commissione, una lezione di musica impartita a qualche scolaro laico; ma le copiature dovevano essere molte e care, anche se destinate alla liturgia del convento e della chiesa, e tali che l’operoso musicista abitante nell’uomo modesto era invitato, anzi proprio obbligato a pagarle di tasca sua.

E con le entrate e le uscite del maestro di cappella e compositore basta così, ché le pubblicazioni, di quelle musiche che fra le tante composte si ritenevano atte alla stampa, non solo non rendevano (se non agli editori) ma rischiavano anzi di esigere degli esborsi d’autore: Padre non poteva non curarsi di una prassi che al proprio lavoro permetteva una miglior diffusione in lungo e in largo, sul momento e nel futuro, lui che oltre tutto aveva un’autentica natura di storico e quindi un profondo senso del futuro, ma davvero non poté farvi ricorso troppo spesso. Onde quasi tutti i nobili anche se pesanti traffici di codici, libri, stampe, quadri e altro ebbero luogo senza toccar pecunia.

  1. L. Busi, Op. cit., p. 345; donde anche la prossima citazione.