L’opus primum di Padre Martini fu un libro di litanie e antifone mariane a quattro voci, con organo e strumenti “ad libitum” (cioè a piacere, eseguibili o no a seconda delle possibilità e delle occasioni), che gli pubblicò nel 1734 il solerte editore bolognese Lelio dalla Volpe (solerte anche a farsi pagare dal povero autore le spese e altro, lire 188,62 ovvero più o meno lo stipendio di un anno).
E l’opera seconda furono dodici sonate per organo e cembalo: dedicate a Sua Eccellenza Cornelio Pepoli Masotti Conte del Sacro Romano Impero, pubblicate da un editore più prestigioso che interessato come Le Cène di Amsterdam (gratis, insomma, e anzi con la clausola di mandarne trenta copie all’autore), furono sospirate dal 1736 (il 15 novembre è il giorno della proposta per lettera di Martini) all’estate del ’43, quando finalmente, parecchi mesi dopo la pubblicazione, l’autore ricevette ed ebbe modo di rileggere la sua musica bell’e stampata. Ma almeno furono sospiri ripagati, ché dopo una seconda raccolta di sei sonate più moderne, cioè più brevi e più facili commesse a Dalla Volpe, il Martini ne preparò un’altra: dodici concertini per cembalo che tutto soddisfatto compose su commissione dell’editore olandese succeduto a Le Cène, spedì velocemente e poi, ahilui, seppe inutilizzate e perdute (irrimediabilmente).
Composizioni, pubblicazioni, esecuzioni regolari e frequenti cadenzarono tutta la vita di Padre Martini, anche nel breve periodo (1746–50) in cui valsero le richieste di una musica più semplice e adatta alla liturgia avanzate dall’arcivescovo di Bologna papa Lambertini. E durante la lunga vita capitò pure qualche viaggio, anche se nulla in confronto all’andirivieni di certi colleghi dell’epoca e certo senza troppo significato per un artista così avvezzo a viaggiare meglio con la carta (da musica, da lettera, da semplice notizia e appunto): nel 1747 e nel ’53 Martini andò a Roma, nel ’54 a Osimo, nel ’59 a Pisa, Firenze e Siena, e poi basta: Bologna sotto i piedi, davanti agli occhi e nel cuore; l’Italia e l’Europa nella mente che ragionava e nella mano che scriveva.